L’adolescenza è l’età della scoperta sulla spinta della deflagrazione pulsionale, dell’apertura, dell’avvenire del desiderio ma è anche l’età in cui può verificarsi un ripiegamento come mostra bene l’opera l’Adolescente di Michelangelo, custodita all’Ermitage, che raffigura un ragazzo addolorato, incurvato e avvolto nella solitudine in balia delle mareggiate dell’anima. Tuttavia ad oggi questo isolamento o impoverimento vitale sembra prendere il sopravvento sul coraggio a volgere lo sguardo verso il futuro e pertanto la statua di Michelangelo raffigura più che mai l’adolescente moderno nella sua vulnerabilità tanto più se si prende in considerazione l’aspetto estremo della stessa che si coagula nelle figure degli hikikomori.
Il termine hikikomori (dal giapponese hiku ossia tirare indietro e komoru ossia ritirarsi) traducibile con la locuzione “stare in disparte o isolarsi”, delinea uno dei sintomi più tragici della nostra epoca in quanto indica quei giovani che progressivamente riducono i contatti con il mondo esterno fino a confinarsi nella propria stanza rinunciando alle relazioni interpersonali. In Italia questa grave forma di ritiro sociale riguarda un cospicuo numero di adolescenti o giovani adulti che secondo le stime ufficiali si aggira intorno ai 50/60mila casi ma secondo i dati ufficiosi sale a circa 200mila e purtroppo anche il nostro territorio fabrianese è interessato da tale problematica che personalmente ho avuto modo di affrontare. Pensare che il web sia la causa del ritiro sociale è sviante poiché il fenomeno dell’hikikomori ha iniziato a diffondersi in Giappone quando i computer ancora non erano così presenti nelle nostre case e inoltre poiché un’eventuale dipendenza da internet generalmente si manifesta solo dopo il ritiro. In alcuni casi la connessione virtuale può essere considerata un ultimo tentativo di legame con il mondo esterno mentre nei casi più gravi gli strumenti tecnologici non vengono impiegati con finalità relazionali. La sofferenza dell’hikikomori apparentemente sembra non coinvolgere nessun oggetto esterno (ad esempio droga, alcol o cibo) poiché l’oggetto in questione è il soggetto stesso, il suo corpo. Questi soggetti infatti scelgono la via della clausura, dell’autoreclusione trascorrendo gran parte del tempo leggendo, giocando ai videogiochi, ascoltando musica, dormendo e guardando film o serie televisive talvolta invertendo il ritmo circadiano di sonno-veglia.
Se adolescente deriva dal latino adolescens, participio presente del verbo adolescere (formato da ad- e alere ossia nutrire) e dunque indica colui che si sta nutrendo o in un senso più ampio colui che sta crescendo, il ragazzo hikikomori nella maggior parte dei casi sembrerebbe sospinto a regredire, rifarsi bambino o comunque avere difficoltà ad uscire dalla comfort zone infantile ridiventando feto all’interno delle mura uterine della sua camera e considerando il futuro come un tempo lontano che non esiste o comunque non lo riguarda. Pertanto accompagnare questi soggetti verso una separazione, punto di partenza per la conquista della loro individualità, è l’obiettivo clinico principale della cura. Se nella nostra epoca non riconosciamo e non coltiviamo la caratura simbolica di quell’antico taglio simbiotico o in termini più concreti della recisione del cordone ombelicale, i ragazzi tenderanno a preferire l’inesistenza all’esistenza.
Agnese Bianchetti, articolo pubblicato su L’Azione del 20 giugno 2026