Un problema rilevante all’interno della scuola, a livello nazionale e locale poiché riguarda anche il nostro territorio fabrianese, è quello dell’abbandono del ciclo degli studi da parte di studenti che si sentono incompresi e che non trovano spazi di espressione all’interno del sistema. Tale fenomeno con cui ho avuto modo di interfacciarmi più volte nella mia attività professionale, secondo gli ultimi dati europei, solo in Italia si attesta intorno all’8,2%, un dato molto importante sul quale si impone l’obbligo di riflettere.
Il termine “Drop-out” indica quei giovani che sono fuoriusciti dal classico iter formativo di istruzione secondaria la cui presenza si evince in forma di assenza. La tematica dell'abbandono scolastico può essere legata al livello culturale e al livello di reddito della famiglia di appartenenza, a una volontà lavorativa rispetto quella di proseguire gli studi ma ciò che ad oggi nel discorso sociale contemporaneo si osserva è soprattutto un ritiro scolastico finalizzato a non andare né a scuola, né a lavorare. L’odierno abbandono scolastico quindi può essere considerato un sintomo contemporaneo e in quanto tale esso è in stretto rapporto con il mutamento dei pattern sociali tra cui ad esempio una progressiva assenza di riferimenti simbolici. Già Freud affermando ne Il disagio della civiltà che la civiltà domina il pericoloso desiderio di aggressività dell’individuo – infiacchendolo, disarmandolo e facendolo sorvegliare da una istanza nel suo interno – asseriva che l’azione dell’ambiente esterno richiede al soggetto uno svezzamento, un “sacrificio pulsionale”, necessario affinché la vita si umanizzi ma questa quota di sofferenza umana e sintomatica poi è suscettibile alle metamorfosi sociali, culturali ed economiche che si succedono all’interno della società.
I ragazzi che si ritirano dal mondo scolastico, come spesso mi è capitato di verificare nel territorio fabrianese dove in prevalenza opero in qualità di psicologa e psicoterapeuta, sono talvolta curiosi e capaci quindi non sembrerebbero tanto arretrare lungo la tortuosa strada del sapere quanto piuttosto smarrire il desiderio di sapere stesso o per meglio dire dubitare circa il fatto che il sapere possa allargare gli orizzonti della loro vita. È dunque nel rimettere in moto questa dialettica, nel promuovere un sapere che tocchi il loro desiderio che alberga la scommessa.
Il bisogno di ascolto da parte dei “non allineati” cioè di quei ragazzi che non possiedono le caratteristiche dello studente standard che la scuola si aspetta, come Massimo Recalcati afferma, altro non è che il bisogno di credere che sia possibile fare del proprio desiderio un dovere. Pertanto al fine di arginare il fenomeno dell'abbandono scolastico e di arginare altresì il rischio di perdere future professionalità e preziose risorse umane è fondamentale trasmettere ai ragazzi l’entusiasmo e la passione del proprio desiderio, insegnare (dal latino in- e signare) ossia lasciare loro un segno, una traccia che possa indicare e poi guidare nella realizzazione del loro stesso desiderio. Ciò poiché in assenza di desiderio prevarrà altrimenti un “godimento” ossia un piacere tratto dalla mancanza di piacere.
Agnese Bianchetti, articolo pubblicato su L’Azione del 23 maggio 2026